La fonte della santità

In Atti 10:15, il Signore dice a Pietro: "Ciò che Dio ha purificato, non considerarlo più impuro." Questa affermazione è molto più di un semplice comando di mangiare ciò che una volta era considerato cibo impuro. È una dichiarazione di una delle verità più potenti nelle Scritture: solo Dio determina ciò che è santo o impuro, puro o impuro, accettabile o rifiutato. Le cose, le cerimonie o le persone non possiedono un valore spirituale intrinseco in sé; la loro santità deriva interamente dalla parola di Dio e dalla volontà di Dio.
Santità Definita da Dio
La visione di Pietro dimostra che la santità non è intrinseca al cibo, agli animali o al rituale. Sotto la Legge di Mosè, Dio stabilì delle distinzioni: certi cibi, giorni e pratiche erano puri o impuri perché Dio lo decretò così, non per qualcosa di inerente a essi. Quando Dio rimosse queste distinzioni in Cristo, esse cessarono di esistere come confini spirituali. Gli animali nel lenzuolo di Pietro non erano cambiati; ciò che era cambiato era la determinazione di Dio. Questo stesso principio si applicava alle persone che Pietro avrebbe presto incontrato: i Gentili. Essi non erano intrinsecamente impuri, come pensava la mente ebraica, né divenivano santi attraverso la circoncisione, le feste o le tradizioni. Furono resi santi quando Dio li purificò mediante la fede e il battesimo in Cristo (Atti 10:44-48).
Dal giudaismo al cristianesimo
Questa verità spiega la grande transizione nella storia della redenzione. Il giudaismo non era santo a causa della sua età, cerimonia o eredità nazionale. Era santo solo perché Dio lo aveva scelto come mezzo per preparare il mondo a Cristo. Una volta che Cristo venne, quelle forme esterne persero il loro valore come fini in sé stesse. I sacrifici, il tempio, il sacerdozio—tutto aveva significato solo perché Dio aveva dato loro significato, e quando Dio li compì in Cristo, passarono via (Ebrei 8:13; Ebrei 10:1). Il cristianesimo, quindi, non sostituisce il giudaismo con un altro insieme di cerimonie ma lo adempie fondando la santità in Cristo stesso. Dio ha dichiarato Gesù come l'Eterno Sommo Sacerdote, il sacrificio perfetto e il vero tempio. Il valore ora risiede non nelle forme o nei rituali ma nell'appartenere a Cristo.
La sfida a tutte le religioni
Questa realtà mette anche in luce la vanità di tutte le altre pretese religiose di santità. Antichi riti pagani, liturgie elaborate, tradizioni secolari, vesti ornate o grandi seguaci – nessuno di questi conferisce santità. Possono ispirare timore o suscitare emozione, ma non possono conferire valore spirituale. La santità non può essere prodotta dall'arte umana né sostenuta da cerimonie umane. È sempre e solo una questione di dichiarazione di Dio. Così, sia ai tempi di Pietro che ai nostri, la voce di Dio rimane decisiva: «Ciò che Dio ha purificato, non considerare più impuro». Questo pone l'attenzione dove deve stare – sulla volontà divina, sull'opera di Cristo e sulla purificazione dello Spirito. Tutto il resto, per quanto impressionante o venerabile, è solo spettacolo a meno che non sia santificato dallo stesso Dio.
- Perché è importante ricordare che la santità è determinata da Dio e non dalla tradizione umana o dalla pratica religiosa?
- In che modo la visione di Pietro in Atti 10 illustra la transizione dal giudaismo al cristianesimo?
- Quali pratiche religiose moderne rischiano di essere viste come sante quando, in realtà, potrebbero non portare la dichiarazione santificante di Dio?
- ChatGPT, Discussione su Atti 10:15 e la Natura della Santità, 1 ottobre 2025
- F.F. Bruce, Il Libro degli Atti
- Everett Ferguson, La Chiesa di Cristo: Un’Ecclesiologia Biblica per Oggi
- Alexander Campbell, Il Sistema Cristiano

