Battesimo di Spirito

Il dibattito sul "battesimo con lo Spirito Santo" continua a essere un punto di divisione tra i restaurazionisti conservatori e i gruppi pentecostali o carismatici. Al centro di questa questione c'è la differenza tra il linguaggio biblico e l'espressione teologica moderna.
La Scrittura usa costantemente la frase "battezzare con lo Spirito Santo" (ad esempio, Luca 3:16; Atti 1:5), presentando Gesù come colui che battezza i credenti usando lo Spirito Santo, proprio come Giovanni battezzava con l'acqua. Tuttavia, la teologia pentecostale riformula l'esperienza come "battesimo dello Spirito Santo" – una frase che non si trova nella Bibbia – per descrivere un'esperienza post-conversione caratterizzata da doni miracolosi, specialmente il parlare in lingue.
Gli insegnanti conservatori giustamente sottolineano che il battesimo nello Spirito descritto negli Atti avviene in momenti storici e di transizione (Atti 2, 10, 19) e non è mai presentato come un'esperienza ripetuta e normativa per tutti i credenti. Tuttavia, nonostante la forza biblica e grammaticale di questa posizione, spesso non riesce a convincere coloro che sono nei circoli pentecostali.
Perché? Perché l'argomento conservatore è spesso poco sviluppato in tre aree chiave: ermeneutica, esperienza e teologia.
In primo luogo, gli argomenti conservatori possono apparire piatti quando trattano gli Atti solo come un libro di storia piuttosto che impegnarsi nel suo flusso narrativo. I pentecostali leggono gli Atti come un modello in evoluzione per oggi, e a meno che i conservatori non distinguano chiaramente ciò che è transitorio da ciò che è normativo, il loro argomento sembra incompleto.
In secondo luogo, molte risposte conservative respingono le esperienze spirituali invece di interpretarle biblicamente. Le persone che hanno vissuto momenti intensi di adorazione, convinzione o trasformazione personale possono percepire genuinamente la presenza dello Spirito. Dire semplicemente loro "quello non è il battesimo nello Spirito" senza offrire un quadro biblico per tali esperienze lascia un vuoto.
Terzo, l'attenzione teologica conservatrice su ciò che lo Spirito non fa più (cioè, i doni miracolosi) può trascurare l'insegnamento su ciò che lo Spirito fa oggi. Una teologia positiva e solida del ruolo continuo dello Spirito – santificante, potenziante, portatore di frutto – è essenziale.
La soluzione non è il compromesso, ma la chiarezza e la carità. Una risposta conservatrice più forte affermerà l'autorità delle Scritture affrontando con grazia le preoccupazioni esperienziali e teologiche degli altri. Deve chiarire che, sebbene Gesù abbia battezzato con lo Spirito durante momenti redentivi chiave nella storia, tutti i cristiani oggi ricevono lo Spirito alla conversione (Atti 2:38; Romani 8:9), sono chiamati a camminare nello Spirito (Galati 5:16) e sono continuamente riempiti da Lui (Efesini 5:18).
Offrendo precisione biblica senza trascurare la vitalità spirituale, il conservatore può colmare il divario—sostenendo la verità della Parola di Dio pur riconoscendo la presenza viva e attiva dello Spirito nella chiesa oggi.
- Perché l'espressione "battesimo dello Spirito Santo" crea confusione nella teologia moderna?
- Come possono i credenti conservatori affrontare le esperienze carismatiche senza compromettere le Scritture?
- Che ruolo ha oggi lo Spirito Santo secondo l'insegnamento biblico conservatore?
- ChatGPT (OpenAI)
- Everett Ferguson, La Chiesa di Cristo: Una Ecclesiologia Biblica per Oggi, Eerdmans, 1996
- F. F. Bruce, Il Libro degli Atti (NICNT), Eerdmans, 1988
- Wayne Grudem, Teologia Sistematica, Zondervan, 1994 (per contrasto e chiarezza)

